Racconto di una nascita custodita

 

 

Sonoro silenzio,
radiosa tenebra,
luce
che cerca il suo equivalente
in melodia,
quiete
che aspira a liberarsi
in parole,
vita
nel buio della terra feconda.

D. Hammarskjöld

 

Il cuore della notte, il sonno leggero come un lungo dormiveglia, ecco che squilla il telefono. Sono in piedi e in un attimo rispondo. Arrivo, sono già quasi lì, c’è tempo per te e la tua bambina, ricordi? È l’inizio della danza che vi porterà a guardarvi negli occhi dell’infinito.

La borsa è pronta da giorni, mi lavo e vesto in fretta e sono già in macchina, il cuore gioioso pregusta il mistero profondo, vertiginoso e meraviglioso di cui sarò custode fortunata.

È come entrare in un’altra dimensione, pare di muoversi nelle nuvole o sott’acqua: i movimenti sono lenti e tranquilli, le voci basse, amorevoli, la luce fioca eppure calda. Ti muovi e respiri ascoltando due cuori, due forze che s’intrecciano, che si incontrano per potersi finalmente distinguere, sentirsi con la pelle, guardarsi, toccarsi. Tutto il tuo corpo ed il suo danzano accogliendo il giusto movimento, il respiro che distende, la voce che apre…mai si è vista danza più sottile eppure potente.

Le onde arrivano sempre più vicine, sempre più alte; ti aggrappi alla mia mano come ad un’ancora per avere la certezza di non naufragare e con questo appiglio ti lasci andare, lasci che l’onda ti trapassi, che scavi, come nella sabbia, uno spazio sufficiente.

Ecco che sei aperta come mai prima, ecco che sei il canale perfetto per dare alla luce, per accompagnare a questa terra la tua bambina. Ad un tratto c’è calma e tutto si ferma come se la creatura in te avesse bisogno di tempo per buttarsi nell’ultimo tuffo. Sta ferma sul portale, raccoglie le forze e tu con lei. Il respiro ti accompagna, null’altro serve.

La danza riprende, è diversa, è il momento della separazione, i corpi si spingono per diventare due nello spazio che ci contiene. Sembra che il corpo arrivi al punto della massima apertura eppure può stendersi ancora un pochino, può aprirsi anche di più, che incredibile strumento stai sperimentando, non sapevi di essere così vasta, di poter arrivare oltre i confini conosciuti. Ti muovi, cambi posizione, ti aggrappi, ti appendi e poi ti avvicini alla terra; è il momento, in un sgusciare come di sirena, ecco esplodere la vita, ecco la tua bambina, creatura ancora di un altrove eppure già qui.

Vi toccate, vi guardate, vi annusate, vi riconoscete! Ora sai che nulla sarà come prima, è un sentire talmente immenso e sorprendente che ne sei sopraffatta. Non temere, la tua bambina ti mostrerà la via, piano piano imparerai la sua lingua, ti condurrà, ti guiderà nell’apprendere l’ascolto silenzioso, nello stare anziché nel fare, nel creare spazio potando rami vecchi e lanciando ponti nuovi…la danza continua e dura tutta l’esistenza.

Custodisco questo momento prezioso e fondante con immensa gratitudine. Per giorni, per settimane, per mesi, per quanto vorrai, ti starò accanto, custodendo la vostra danza nello spazio del cuore.

 

Roberta Plevani

 

 

 

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